[...] che permettono una sola visuale del mondo scoutistico (quella che l'agi e l'asci si sposarono felicemente NELL'UNICA ASSOCIAZIONE agesci e che rinnega il più delle volte la nostra esistenza -> prova ne è l'ultimo libro sul guidismo di cui seguirà post ove indica agesi e cngei come unici eredi del metodo agi, praticamente noi siamo figlie non riconosciute e non degne di legittima (qui persino la legge italiana è più magnanima!)
[...]
chi sono?
come rintracciarli?
la paura di perdere le loro tracce mi rattrista, fino a che sono in gamba e in grado di rendere testimonianza mi piacerebbe raccoglierle le loro esperienze che costituiscono la nostra storia associativa!
prima di vederli come ne ho già visti poco lucidi e vittime dell'età che inesorabile avanza
Per il
punto 1), purtroppo è un fatto che (soprattutto ultimamente) la politica dei
"fratelli separati" dell'AGESCI sia quella di "ignorarci", considerarci al più come... "trasparenti".
Non so se ci sono state direttive ufficiali a livello FIS, AGESCI, o cosa... In qualche modo capisco che la cosa possa succedere in realtà locali come quella Emiliano - romagnola (dove noi FSE siamo quasi inesistenti), ma mi pare di capire che in altri casi la situazione si sia verificata anche dove la presenza della nostra Associazione è ben più significativa.
Tutto questo è quanto meno in contrasto con lo spirito della famosa
lettera d'intenti comune "AGESCI-FSE", che invita a rappresentare lo scautismo cattolico in modo comune al "pubblico".
Nel caso di Forlì, quando ero c.g., ho cercato pacificamente di far capire e superare certe "scorrettezze" (quando ci sono state) con la morale indiretta, a costo di passare per tonto o ingenuo... E' servito? non lo so...
Chi ha testa la usi, dicevano i nostri nonni, e a un certo punto preferisco osservare il 4° articolo anche da solo.
Negli anni mi è stata data abbondantemente prova che
"gli scout sono fratelli, perché uno gli amici se li sceglie, i fratelli no..."
2) Questo mi sembra un problema molto diffuso nello scautismo italiano, che tende a dimenticare le proprie radici, i propri vecchi, e i loro insegnamenti.
Si vive nel presente (e non è sempre un male in assoluto), ma poi si trascura il ricordo del passato e il rispetto di chi ci ha preceduto (cosa che potrebbe aiutarci ad essere fieri della nostra appartenenza, ad imparare da chi ci è avanti a noi sull strada, a non ripetere... nel caso .... gli stessi errori...).
"Siamo nani saliti sulle spalle di giganti che ci hanno preceduto" (e questo può aiutare a vedere più lontano) diceva qualcuno...

In Francia, ad esempio, esistono alcuni custodi della "sacra" tradizione e storia scout, tant'è che vi è un Memoriale, si promuovere il ricordo degli Scout Caduti per la Patria, qualcuno registra nomi di vie e monumenti dedicati agli scout, si sostengono in alcuni modi cause di beatificazione o il ricordo di fondatori dello scautismo francese...
In Francia, per esempio, esiste anche una associazione di scout combattenti che cura la memoria di chi ci ha preceduto... (
http://ansfac.org/ )
In Italia, purtroppo, la distruzione delle memorie talvolta avviene anche nei Gruppi Scout, dove documenti e ricordi preziosi vengono distrutti e buttati
